Comune di Nibbiano ( PC )

Storia del comune

Nel quadro storico l'importanza della valle del Tidone è data sia dalla possibilità di raggiungere, risalendo il corso del torrente e attraverso alcuni valichi, il mare Ligure, sia dal fatto di presentarsi, per la sua posizione di confine con il territorio pavese, come zona di importanza strategica.Abitata sin dall'epoca preistorica, dovette rivestire una certa importanza nel periodo romano, con particolare rilevanza alla confluenza del Chiarone nel Tidone.Nel Medioevo la vallata si presenta costellata, nei punti più strategici, di castelli; ad iniziare dal secolo XVI, quando queste fortificazioni cominciano a perdere importanza militare, avrà inizio anche in Val Tidone la loro trasformazione in comode residenze estive.Concentrando l'attenzione su Nibbiano si osserva che l'antico borgo fortificato, complessivamente, ha conservato pressoché intatto l'impianto originario. Un giro per il paese, infatti, permette di cogliere costruzioni di chiaro stampo medievale che recenti ristrutturazioni edilizie hanno permesso di rivalutare.Tutto il territorio del Comune, comunque, è di grande interesse storico-architettonico, dal Borgo di Genepreto al Palazzo Malvicini Fontana di Sala Mandelli, dal Castello e Oratorio d Stadera e dall'antico torrione di Torre Gandini al palazzo di Tassara fino ai ruderi del ''castrum de durobecho'', l'attuale Trebecco a Corticelli (tra Trevozzo e Nibbiano) dove si può vedere il Castello particolarmente interessante perché legato ad un vero e proprio abitato di tipo medioevale, chiesa, abitazioni e struttura agricola, che meriterebbe una attenta rivalutazione.Merita una visita per le pregevoli pitture, gli arredi sacri e uno splendido organo a canne proveniente da Busseto sul quale studiò Giuseppe Verdi la bellissima chiesa barocca di Maria Assunta a Trevozzo.Nel territorio del Comune vi è inoltre la Diga del Molato, realizzata negli anni '30 su progetto dell'Ing. Augusto Ballerio, che da sempre ha caratterizzato l'Alta Val Tidone, da alcuni anni soggetta ai lavori di adeguamento e di messa in sicurezza che, una volta terminati, ne permetteranno il rinvaso ed il rilancio turistico della vallata.La diga realizzata ad ''archi multipli'', sistema non più utilizzato, è l'unica del suo genere ad essere ancora in uso. NIBBIANO E LA SUA FIERA MILLENARIAGRANDE FIERA D'AGOSTODall'Epoca carolingia, e prima ancora romana, la FIERAdi NIBBIANO rappresenta la piu' grande e variegata FESTA POPOLARE del Paese.Per una volta nel calendario dell'anno le ricorrenze sacre lasciano il trono ad un colorito scenario profano di cose e persone, che ha segnato i secoli e le vicende umane di questa terra di confine, situata tra quattro regioni e all'incrocio di una fitta rete di strade.La fiera ha attraversato indenne le alterne fortune del famoso mercato di Nibbiano, citato in un atto vescovile bobbiese del 1065 e che doveva sottostare ai capricci dei governanti, impegnati in continue dispute territoriali.La fiera è diventata cosi' un porto franco, limitato a quei pochi giorni dopo Ferragosto, quando le maglie dei controlli doganali si allentavano volentieri e processioni di contadini, con carri e bestiame al seguito, arrivavano dalla campagna.Era un'occasione lungamente attesa da quelle numerose famiglie patriarcali, che tiravano a lucido e ornavano di ghirlande floreali i loro poveri mezzi di trasporto.Nei preparativi erano impegnati i padri e le madri, i nonni e gli zii, i giovanotti, le ragazze e i bambini, che aspettavano di vivere felici una favola povera ma vera.Le distanze da Nibbiano dettavano gli orari della partenza dai paesi e dalle Valli vicine, solitamente sempre dopo il tramonto o di primo mattino, per sfuggire alla densa calura, che in agosto ristagna sulla criniera delle colline.Le ultime occhiate agli orologi riposti nel panciotto e poi sarebbe cominciato un giorno senza tempo, dove le ore della luce e del buio andavano a comporre un affresco di volti scavati dal lavoro dei campi e nelle botteghe artigiane, di gente che indossava vestiti gelosamente custoditi e portati in passerella per l'occasione.Le figure del ballo, insieme alla tradizione della torta di riso e alle scorpacciate di cotechini cotti erano fra gli appuntamenti irrinunciabili.A Nibbiano, terra di passaggio, le osterie spuntavano come funghi e davanti ad una misura di vino, sui tavoli rustici, si incolonnava il conto economico della fiera, con affari in abbondanza, conclusi sulla parola o con il sigillo di una stretta di mano.La parola crisi era rimasta un'illustre sconosciuta sino alla meta' dell'altro secolo, quando il vento del cambiamento bussava anche all'orizzonte dell'Alta Valtidone.La vecchia fiera traballava vistosamente e le folle dei tempi passati si trasformavano in ricordi senza contorno.La rinascita dell'antica manifestazione è targata anno 1985, con un comitato di volontari presieduto da Ivano Castagna.Rinvigorita nelle sue radici millenarie, la fiera di Nibbiano riprendeva nuovamente a volare, nella storia non scritta dell'anima popolare.